Il report a firma dei laureati del premio Jo Cox

L’Unione europea è il maggiore donatore di aiuti allo sviluppo a livello globale

Un’analisi empirica e delle indicazioni di policy

18 Novembre Nov 2018 1506 18 novembre 2018
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La politica dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile persegue l’obiettivo primario di sradicare la povertà delle aree meno sviluppate del pianeta. Insieme alla politica estera, di sicurezza e commerciale, rappresenta una pietra angolare delle relazioni dell’Unione con il resto del mondo.

L’Unione Europea rappresenta il principale donatore di aiuti allo sviluppo a livello globale. Nel 2017 le istituzioni comunitarie e gli stati membri europei, infatti, hanno destinato, nell’ambito dell’Assistenza Ufficiale allo Sviluppo, 97,43 miliardi di dollari (a prezzi 2016), pari al 56% del totale di 175,53 mld $. Gli altri principali donatori a livello globale sono gli Stati Uniti (34,6 mld $, 20% del totale) e il Giappone (10,42 mld $, 11%). L’ammontare di risorse mobilitate dai primi 3 donors rappresenta più dell’80% del totale.

FONTE: OCSE 2018, elaborazione grafica dell’autore

Sebbene nell’ultimo decennio il livello degli aiuti abbia registrato un trend crescente, gli aiuti complessivi verso i paesi meno sviluppati od in via di sviluppo sono lievemente diminuiti rispetto all’anno precedente dello 0,7% cioè 1,25 miliardi di dollari.

Uno dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite riguarda l’impegno dei paesi industrializzati a destinare lo 0,7% del loro reddito nazionale loro (GNI) per l’assistenza ufficiale allo sviluppo. Risorse, che se ben allocate, contribuiranno a vincere le sfide individuate nell’Agenda 2030 cioè porre fine alla povertà assoluta entro il 2030, combattere le disuguaglianze all’interno e tra i paesi, a proteggere i diritti umani e a garantire la protezione duratura del pianeta e delle sue risorse naturali.

Nel 2017, in base agli ultimi dati OCSE, risultano aver conseguito questo obiettivo solo sette paesi: Emirati Arabi (1,31%), Svezia (1,01%), Lussemburgo (1,00%), Norvegia (0,99%), Turchia (0,95%), Danimarca (0,72%) e Regno Unito (0,70%). Relativamente agli altri principali donors a livello globale, Istituzioni europee e stati membri dell’Ue hanno complessivamente donato lo 0,59% della somma dei redditi nazionali lordi, il Giappone lo 0,23% e gli Stati Uniti lo 0,18%.

PRINCIPALI DONATORI NELL’UE

A livello europeo, la Germania è il principale stanziatore di aiuti allo sviluppo. Nel 2017, infatti, ha elargito 23,84 milioni di dollari, circa un quarto del totale degli aiuti provenienti da enti ed istituzioni comunitarie. In proporzione rispetto al Reddito Nazionale Lordo tedesco, l’ammontare di risorse verso i paesi in via di sviluppo rappresenta lo 0,66%. Nello stesso anno, gli altri principali donors europei sono il Regno Unito (18,42 mln$ rappresentanti lo 0,7% del RNL), le istituzioni europee (15,97 mln $), la Francia (11,05 mln $ o 0,43% del RNL) e l’Italia con 5,60 mln $ ossia lo 0,29% della ricchezza italiana prodotta nello stesso anno. Rispetto all’anno precedente, se da un lato il livello di aiuti dall’Italia e dalla Francia ha subito un incremento rispettivamente del 10,18% e del 14,92%, dall’altro si registra una significativa contrazione delle erogazioni da Spagna (- 45%) e Austria (-27,38%).

Un ulteriore aspetto interessante da analizzare riguarda l’ammontare di aiuti in rapporto alla popolazione degli Stati europei. In media, nel 2017 gli aiuti pro capite a livello europeo ammontano a poco più di 190 dollari (163 euro circa). Tuttavia, osservando i dati paese per paese, si osserva una notevole eterogeneità, da un massimo di 663 dollari pro-capite per i residenti in Lussemburgo, al minimo di 8,60 dollari pro-capite della Bulgaria. Tra i paesi con i valori maggiori di aiuti pro capite, emergono Svezia (489$), Danimarca (412$), Germania (300$), Paesi Bassi (290 $), Regno Unito (274 $) e Belgio (203$). Finlandia, Austria e Irlanda hanno registrato un livello di aiuti pro capite in linea con la media europea, mentre gli altri paesi membri sono al di sotto. L’Italia si trova in una posizione intermedia con una donazione pro capite di 84$, immediatamente sotto Spagna (92 $) e Francia (144$).

BENEFICIARI

I dati relativi agli esborsi monetari degli aiuti ufficiali allo sviluppo nei cinque anni dal 2012 al 2016, mostrano che più di un terzo degli aiuti (35%) è stato destinato ai paesi dell’Africa, il 29% ai paesi dell’Asia, il 5% ai paesi dell’Europa e poco più dell’1% a quelli dell’Oceania. Oltre a questi è importante sottolineare che una quota significativa (22,76% nel quinquennio o 27% nel solo 2016) è classificata in una macro-categoria in cui il paese del ricevente risulta “non specificato” poiché le risorse sono destinate alle organizzazioni internazionali (FAO, UNDP, per esempio) che realizzano progetti in diverse parti del mondo oppure si riferiscono alla categoria “Refugees in donor countries”.

Un quarto degli aiuti effettivamente versati nel 2016 (ultimo dato disponibile) è assorbito da 11 paesi, tra cui Siria (8.87 miliardi di dollari), Etiopia (4.07), Afghanistan (4.06) fino a Bangladesh e Nigeria (2.50).

PROSPETTIVE FUTURE: LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE UE AL BUDGET 2021-2027

La Commissione propone di aumentare il livello di investimenti nell’azione esterna fino al 26% per raggiungere 123 miliardi di € nel futuro budget a lungo termine dell’Ue, insieme ad una ristrutturazione degli strumenti di azione esterna, semplificando i processi e utilizzare le economie di scala. Per conseguire questo scopo, la Commissione Ue ha proposto l’unione della maggior parte degli strumenti esistenti in uno solo denominato “Neighbourhood, development and international cooperation instrument” con una copertura globale e l’integrazione dell’European Development Fund nel budget dell’Ue. In dettaglio, l’architettura dello strumento di vicinato e cooperazione internazionale prevede a) un pilastro geografico relativo alla cooperazione programmata con i paesi del vicinato e con tutti gli altri paesi non appartenenti all’UE al fine di stanziare le risorse in base alla regione geografica; b) un pilastro tematico relativo alle questioni di natura globale; c) un pilastro di reazione rapida per la gestione delle crisi, la prevenzione dei conflitti e lo sviluppo delle capacità di resilienza. Per far fronte alle priorità urgenti, già in essere oppure emergenti, è prevista, inoltre, l’istituzione di una riserva di flessibilità per far fronte non soltanto alle pressioni migratorie, ma anche alle esigenze di stabilità e di sicurezza, agli eventi imprevisti e alle nuove iniziative e priorità internazionali.

* Una versione più approfondita dell’articolo, che include un’analisi empirica e delle indicazioni di policy, è presente sul sito iMille.

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